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Una vacanza (davvero) tutto compreso

12/01/2017 - La convivenza con amici e professori per affrontare lo studio «con un gusto assurdo». Non una propria capacità, ma una passione che ci si trova addosso. Ecco il racconto di alcune giornate con «una carica che è impossibile tenere solo per sé»

Convivenza studio di GS di Ancona, tutto compreso, in un posto bellissimo: Colle Ameno, albergo Stella Maris. «Ti va di andarci?». «Ma sì dai, così rimedio tutto quello che non ho fatto in queste vacanze. Perché sono, appunto, vacanze. E poi, studiare insieme mi ha sempre aiutato tantissimo, perché riesco a rimanere più concentrata». Era questo il pensiero comune prima della partenza.

Questa motivazione però non mi bastava, ho dovuto scavare a fondo: vado lì perché quegli amici e quello sguardo che hanno gli adulti su di me, per niente prevenuto o pieno di giudizio, ti dà un gusto assurdo, persino nello studio. Il ritornare all’origine del perché accettavo di andare lì a studiare mi ha dato così tanta carica, che non sono riuscita a tenermelo solo per me. Che faccio allora? Porto con me una mia amica di scuola, a cui avevo parlato moltissimo della compagnia di GS e a cui avevo sempre fatto leggere gli appunti della Scuola di comunità e dei vari Tridui pasquali. La convivenza poteva essere l'occasione di “concretizzare” e far toccare con mano tutte quelle belle parole che aveva letto da me; e così è successo. Senza che io facessi niente più che presentarle i miei amici.

Lei è stata a tutti i gesti che ci sono stati proposti: dalla preghiera ad inizio mattina, alla preparazione dei canti della messa. La fatica non si è affatto annullata, anzi, a volte veniva da domandarsi perché dovessimo stare lì a studiare, quando invece, per una volta che eravamo tutti insieme, potevamo fare qualcosa di più divertente. Invece è stata utile anche quella, perché nonostante abbia avuto bisogno di isolarmi per ripetere ciò che studiavo, mi accorgevo che quello che mi era chiesto, era proprio questo: lo studio. La fatica del momento era quella di studiare, e io dovevo guardarla in faccia, anche perché io stessa avevo detto che in quel luogo, la fatica assumeva un gusto nuovo, quindi ho deciso di buttarmi e di fidarmi anche questa volta.

E quanto ci guadagno ogni volta! Dall’amico che mi dice: «Dà gusto sentirti ripetere spagnolo» (e io che cercavo di parlare piano perché non mi sentissero) alla professoressa, che, avendo studiato anche solo una volta insieme mi dice: «Io reimparo da te come guardare e come approcciarmi alla mia materia. Perché a te non basta ripetere il sonetto in tedesco, tu vuoi dire chi sei e cosa ti ha colpito, vuoi mettere la tua persona. Cercherò di chiedere questo ai miei studenti d’ora in poi».

In tutto questo, la mia amica ha capito che quella passione ed energia che possiedo, quella positività e certezza che io ho verso le circostanze, non me la sono data da sola, ma viene da un luogo: la compagnia di Cristo. A fine giornata, mi ha ringraziato e ha ringraziato anche gli adulti per come ci hanno aiutati.

La serata canti è stata per me un’altra grazia. Non si cantava per far vedere la nostra bravura, ma perché i canti esprimevano qualcosa, e noi volevamo metterci del nostro. È stato splendido avere vicino una amica di Macerata e veramente non sentirsi giudicata. Tutti i momenti sono stati per me una fonte di rinnovamento, e di “ricentramento” del mio essere, perché quella che sono diventata, non è stato certo grazie a me.

Mi hanno colpito infine delle "giessine in fiore" - venute per la prima volta a un nostro gesto - che si sono stupite, riscoprendo attraverso un prof in pensione, appassionato della sua materia, la bellezza della storia. Poi di nuovo i canti, un modo per verificare che le domande e la sete di felicità sono presenti anche nei testi di band e artisti famosi. Splendido. Ora la sfida è verificare se questa bellezza sia davvero oggettiva, cioè se è possibile verificarla anche nelle nostre giornate quotidiane, con una gran fatica sì, ma che ne valga la pena. Ricordando che non siamo soli.

Cecilia, Ancona

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