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MARCHE

«Una positività» che non mi fa tremare

26/01/2017 - L'incontro dei "Cavalieri" del Centro Italia. A tema, il terremoto e il desiderio di capire cosa regge quando tutto crolla. Tra chi racconta di amicizie nate fra le macerie e chi ospita sconosciuti a casa sua, si può riscoprire cos'è essenziale della vita

La provocazione è stata grande sin dai primi momenti in cui noi del Graal Marche abbiamo cominciato a tremare. Così grande che, un pomeriggio, abbiamo deciso di metterla a tema: abbiamo voluto incontrare chi ha vissuto il terremoto in prima persona, chi ha messo le mani fra le macerie delle case, chi una casa non ce l'ha più.

Il 21 gennaio nel teatro della parrocchia dello Spirito Santo di Tolentino ci siamo ritrovati, in 160 fra ragazzi e adulti provenienti dai gruppi Graal delle Marche, per andare a fondo del nostro desiderio di essere vivi dentro tutte le esperienze della vita: il terremoto è un'esperienza fisica, ma tocca immediatamente anche altri aspetti della vita. È un'esperienza che fa vacillare, screpolare, che mette alla prova il nostro umano.

«Chi è stato portato via dal paese paradossalmente era più in pericolo di noi», ci ha detto Linda, una ventenne di Ussita che è rimasta per mesi ad aiutare la Protezione Civile nel suo paese distrutto. In una video-intervista, Linda parlava di una «positività nel terremoto». Ci affascinava così tanto che abbiamo deciso di invitarla a Tolentino, per parlare di sé e di come quella situazione le avesse permesso di tirare fuori il meglio.

Così è stato anche per Riccardo, un ragazzo di Tolentino che insieme ai suoi genitori ha ospitato per un mese un gruppo di famiglie che avevano perso la casa. All'inizio era molto contrariato per il fatto di aver persone sconosciute in casa, poi la situazione è cambiata. Ora si sta dando da fare per trasformare un garage di loro proprietà in una chiesa: «Adesso si va avanti col progetto, poi chissà cosa succederà!».

Un'altra persona cambiata dal terremoto è don Diego. Ha messo a disposizione i locali della sua parrocchia, ma soprattuto ha scelto di donare il suo tempo per aiutare le persone, spesso colpite più dentro che fuori. Una ragazza di Urbino, studentessa di seconda media, ha messo a nudo la sua fragilità in una lettera al don: «Ho poca sicurezza, ho bisogno di certezze, non di cose che vanno e vengono. Ho bisogno di legami veri e non piccoli passatempi. La prima cosa che fa andare in mille pezzi la mia poca sicurezza è l'indifferenza da parte di persone che sono per me un punto di riferimento». Parole che ci costringono a guardare all'essenziale.

I canti erano segno dell'unità che c'era fra di noi. Gio ci accompagnava con la tromba e degli amici di Cremona intonavano. Inaspettatamente è nata un'amicizia nuova, semplice, in grado di svelare a ognuno il suo vero volto. Roberto, che ha perso per la seconda volta la sua casa a Camerino, ha raccontato anche di lui di amicizie nuove, nate fra le macerie. Ma soprattuto di aver scoperto nuove cose di sé grazie agli amici: «Continuavano a meravigliarsi della certezza che vedevano in me, in mia moglie e i miei figli, quella certezza di cui io stesso non ero consapevole! Dio mi viene vicino attraverso gli amici».

C'è stato spazio per racconti, testimonianze, domande, con gli occhi ancora pieni di una bellezza sperimentata e il cuore cambiato dall'esperienza di verità vissuta. Un ragazzo musulmano ha scritto alla sua insegnante subito dopo l'incontro di Tolentino: «Ho visto una luce di speranza che può cambiare il mondo». È proprio vero: un cuore cambiato può cambiare il mondo, anche quando trema!

Lucrezia

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