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PIO IX La nascita del papato moderno

di Eugenio Russomanno

10/10/2012 - L'Unità d'Italia e la fine del potere temporale. Il Concilio Vaticano I e il dogma dell'infalliblità papale. Giovanni Ferretti guidò la Chiesa in un periodo di grandi cambiamenti

Giovanni Maria Mastai Ferretti nacque a Senigallia il 13 maggio 1792. Dopo una brillante carriera ecclesiastica, interrotta da periodi di malattia dovuti ad improvvisi attacchi epilettici, nel 1840 fu nominato cardinale e nel 1846 il conclave lo elesse Papa, stimandolo un progressista moderato e rifiutando così il reazionario Luigi Lambruschini, considerato più conservatore. Il suo pontificato (1846-1878) è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa: furono decenni particolarmente densi di avvenimenti che videro la nascita dello Stato italiano e la fine del potere temporale del Papa. Il 3 settembre 2000 è stato beatificato da Giovanni Paolo II.
Pio IX fu accolto inizialmente con favore, poiché era ritenuto uno spirito liberale e favorevole al sentimento nazionalista che si stava diffondendo in Europa. Quando, il 14 marzo 1848, egli diede allo Stato Pontificio una Costituzione e concesse un parlamento con due camere elettive, il suo gesto fu accompagnato da entusiasmo e da manifestazioni di gioia.
Ma quando il primo ministro pontificio, il conte Pellegrino Rossi (1787-1848), fu assassinato nel novembre 1848 da radicali rivoluzionari, e il Papa fu costretto a fuggire a Gaeta per la rivoluzione scoppiata a Roma (il 9 febbraio 1849 fu proclamata la cosiddetta Repubblica Romana), Pio IX mutò completamente indirizzo: con l’aiuto di truppe francesi riconquistò Roma e lo Stato Pontificio e ristabilì l’antico regime.

Ma il moto nazionale di unificazione, alla cui testa si era posto il re Vittorio Emanuele II (1820-1878), era ormai inarrestabile. Il primo ministro del Piemonte Camillo Cavour (1810-1861) guidò il movimento. Nel 1859 lo Stato Pontificio perse la Romagna e, dopo la sconfitta subita nei pressi di Castelfidardo (18 settembre 1860), le truppe pontificie furono costrette ad abbandonare anche l’Umbria e le Marche. Nel marzo del 1861 Vittorio Emanuele si fece proclamare, a Torino, re d’Italia. Roma e il Lazio restavano al Papa.
Ma il 20 settembre 1870 la stessa Roma fu occupata da forze italiane e in ottobre prese a far parte del neonato Stato italiano. «Ebbe così termine, dopo un’esistenza millenaria, lo Stato Pontificio», nota August Franzen.
Pio IX si ritirò in Vaticano. Vittorio Emanuele stabilì la sua residenza a Roma, insediandosi al Quirinale. Le proteste e le scomuniche del Papa verso gli invasori furono ignorate. Il nuovo governo concesse al Pontefice, con la cosiddetta Legge delle Guarentigie (13 maggio 1871), una rendita annua, come indennizzo, e assicurò a Pio IX la libertà e il pieno esercizio di tutte le sue funzioni spirituali, riconoscendogli al tempo stesso l’inviolabilità della sua persona e i diritti sovrani. Il Papa respinse queste offerte per non riconoscere il nuovo Regno d’Italia e non cessò mai di protestare, considerandosi sempre «prigioniero del Vaticano». Anzi, con una serie di decreti si affermò il principio del Non expedit («non conviene»), che vietava ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni politiche. Questi provvedimenti generarono vivi dibattiti all’interno del mondo cattolico tra coloro che li interpretavano in modo restrittivo e quelli che ritenevano necessario fare ciò che non era espressamente vietato: partecipare alla vita del Paese attraverso l’impegno sociale e la politica nelle amministrazioni comunali.

Pio IX canonizzò un gran numero di beati e santi. L’8 dicembre 1870 proclamò San Giuseppe Patrono della Chiesa universale e il 16 giugno 1875 consacrò il mondo cattolico al Sacro Cuore di Gesù. Ma, secondo John Kelly, tre eventi risaltano per una particolare importanza: «Il primo fu la definizione (l’8 dicembre 1854) del dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, la sua immunità dal peccato originale. Il secondo fu la pubblicazione (8 dicembre 1864), dopo ripetute condanne delle dottrine errate e appelli a un ritorno all’insegnamento di San Tommaso d’Aquino, dell’enciclica Quanta cura, alla quale era unito il Sillabo che denunciava "i principali errori dei nostri tempi". Il terzo fu la convocazione del Concilio Vaticano I (XX Concilio ecumenico, 1869-1870)».

L’8 dicembre 1854 Pio IX eleva a dogma l’antica fede secondo la quale Maria era stata concepita senza il peccato originale: «È una dottrina rivelata di Dio, che Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia e un favore singolari di Dio in considerazione dei meriti di Gesù Cristo, è stata preservata da ogni macchia di peccato originale. Non era il fatto in sé ad apparire nuovo, ma il modo della proclamazione», nota Franzen. In questo caso, infatti, non si trattò di una decisione espressa dal Concilio, bensì di una definizione pronunciata ex cathedra, dal Papa stesso, che rimise in discussione il problema se e fino a qual punto il Pontefice da solo, senza l’espressione del Concilio, potesse decidere e proclamare verità infallibili di fede.

Dieci anni più tardi, il giorno 8 dicembre 1864, Pio IX con la sua enciclica Quanta cura trasmise a tutti i vescovi un Sillabo: un compendio di ottanta fra i principali errori del suo tempo, che dovevano essere condannati dal punto di vista cattolico. Questi errori riguardavano le dottrine del panteismo, del naturalismo e del razionalismo, ma anche quelle del socialismo e del comunismo e opinioni erronee sui rapporti fra Chiesa e Stato, sulla natura del matrimonio cristiano, sulla necessità o non-necessità dello Stato della Chiesa.

Infine due giorni prima della pubblicazione del Sillabo, il 6 dicembre 1864, per la prima volta Pio IX faceva capire di avere concepito l’idea di volere convocare un Concilio ecumenico. Dopo una fase preparatoria, all’inizio tenuta segreta, il Papa in occasione del diciottesimo centenario del martirio dei santi Pietro e Paolo (1867), dinanzi a più di cinquecento vescovi annunciò il suo disegno di indire il Concilio. Il quale sarebbe stato aperto il giorno 8 dicembre 1869, a Roma. Nella costituzione Pastor aeternus (18 luglio 1870) si dichiarava che le definizioni del Papa su questioni di fede e di morale, formulate ex cathedra, sono infallibili di per sé e non per il consenso della Chiesa, portando così a termine uno sviluppo dottrinale durato secoli, eliminando ogni interpretazione conciliaristica della missione del papato.

Pio IX morì il 7 febbraio 1878. La festa si celebra il 7 febbraio. L’opera di questo grande Papa è ben riassunta nel giudizio di August Franzen e di John Kelly. Il primo nota che «il pontificato di Pio IX fu tanto ricco di eventi storici quanto caratterizzato da profondi turbamenti. Nella misura stessa in cui diminuì la potenza politica del papato all’esterno, crebbe la sua statura morale all’interno della Chiesa. La definizione dell’infallibilità e la dichiarazione del primato papale coincisero cronologicamente con la conquista di Roma e il tramonto dello Stato Pontificio». Oltre a questo John Kelly ha notato che «egli aveva effettivamente creato il papato moderno, spogliato - cosa che lui non cessò mai di deplorare - del suo potere temporale, ma in compenso più forte per una maggiore autorità spirituale. Il suo pontificato fu testimone di vigorosa rigenerazione spirituale, sia nel clero che nella massa dei fedeli; ciò si può attribuire direttamente ai suoi continui sforzi di rendere più profonda la vita religiosa, ma anche al suo proposito di essere soprattutto un sacerdote e un pastore di anime, offrendo un luminoso esempio al suo gregge».

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