PAPI NELLA STORIA

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PAPI NELLA STORIA

BENEDETTO XIV Alle prese con l'Illuminismo

di Eugenio Russomanno

14/06/2012 - Lorenzo Lambertini guidò la Chiesa nel cuore del XVIII secolo. Fu un Papa famoso per la sua «politica della pace» e la sua comprensione. Tanto da guadagnarsi la stima di Voltaire

Quando il 19 febbraio 1740 iniziò il nuovo conclave che seguì alla morte di Papa Clemente XII, il cardinale Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna, a qualche cardinale che gli chiedeva un parere sul nuovo pontefice da eleggere, rispose: «Volete un santo? Eleggete Gotti. Volete un politico? Eleggete Aldobrandini. Volete un asino? Eleggete me».
Poco prima di morire, il 3 maggio 1758 nel Palazzo del Quirinale, il cardinale Lambertini, il Nostro Papa Benedetto XIV, pronunciò queste parole: «Io ora cado nel silenzio e nella dimenticanza, l’unico posto che mi spetta».
Questi due fatti ci introducono nella personalità di papa Benedetto XIV, il papa più importante del XVIII secolo, uno dei migliori e più saggi successori di San Pietro.

Prospero Lorenzo Lambertini nacque a Bologna il 31 marzo 1675. Dotato di capacità eccezionali, eccellente per ingegno e applicazione nello studio, perfettamente edotto nel campo giuridico, percorse una rapida e brillante carriera nella curia. Benedetto XIII gli conferì la porpora cardinalizia (1728) e successivamente Clemente XII gli affidò l’arcidiocesi di Bologna (1731). Scrive Antonio Borrelli: «Nella natìa Bologna, il cardinale Lambertini seppe essere uomo pio e zelante; pur essendo un abile prelato della Curia Romana, volle a tutti i costi inserire la semplicità nel suo fecondo apostolato… Era un pastore che si muoveva nella sua vasta diocesi, s’informava delle condizioni della povera gente, emanò ordinanze per alleviarne le pene; istituì una commissione di ecclesiastici perché facesse opera di misericordia visitando e consolando gli ammalati, specialmente i più poveri. Nel suo quasi decennale episcopato bolognese, si adoperò in ogni modo per elevare il livello spirituale e materiale del suo popolo… Molti studiosi lo hanno definito “un cardinale Roncalli (Giovanni XXIII) del Settecento”». Tra il 1734 e il 1738, dirigendo gli uffici addetti al processo delle canonizzazioni, scrisse su un trattato - De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione - oggi considerato come un’opera indispensabile in questo campo.

Nel conclave del 1740 durato sei mesi - il più lungo conclave dei tempi moderni - fu eletto proprio il cardinale Lambertini. John Kelly ne descrive perfettamente il temperamento quando lo dice «conciliante per natura e per convinzione». La sua “politica della pace” è chiara in una frase pronunciata all’indirizzo di un cardinale francese: «La spada non sta bene in mano a chi, benché indegnamente, è vicario di Gesù Cristo». Con questo spirito concluse, in politica estera, i concordati con la Sardegna, Napoli, Spagna, Austria, Portogallo; si mostrò ugualmente conciliante con i sovrani protestanti, nell’interesse dei loro sudditi cattolici. Nel campo della politica interna, Benedetto fece di tutto per migliorare le condizioni del popolo e il livello economico dello Stato Pontificio, riducendo le tasse e incoraggiando l’agricoltura e la libertà di commercio, riducendo inoltre drasticamente lo stanziamento per l’esercito pontificio.

Nel campo ecclesiastico, «quello che più stava a cuore» - parole di Kelly - ad un Papa che mostrava di saper distinguere tra sovranità spirituale e sovranità temporale, la sua legislazione ebbe ampio respiro: inculcò ai vescovi il loro dovere di residenza, della formazione del clero e delle visite pastorali; istituì speciali commissioni che dovevano collaborare alla scelta di vescovi degni. Era sua intenzione riportare la liturgia alla sua purezza: nel 1741 nominò una commissione per la riforma del breviario, alla quale successivamente si sarebbe dedicato lui stesso. Fra il 1748 e il 1754 ridusse il numero delle festività in Italia. Nel 1741 chiese ai vescovi portoghesi del Sudamerica un trattamento più umano per gli Indiani. Con la bolla Ex quo singulari (11 luglio 1742) soppresse i riti cinesi favoriti dai missionari gesuiti e con la bolla Omnium sollicitudinum (12 settembre 1744) estese il divieto ai riti malabarici indiani.
Apro una parentesi. L’aggettivo “malabarico” è aggettivo di significato non solito né comune. Di cosa si tratta? Secondo il vocabolario Treccani, ci si riferisce al Malabàr, regione costiera dell’India, nel Deccan sud-occidentale. In particolare, per “riti malabarici” sono state così chiamate (impropriamente, perché non esclusive del Malabàr) alcune forme di accomodamento a riti, costumi e idee locali (onoranze agli antenati, cerimonie nuziali, modi di designare Dio, distintivi di casta, ecc.) adottate dal secolo XVII in India (come anche in Cina, nei cosiddetti “riti cinesi”) dai missionari gesuiti allo scopo di facilitare la penetrazione missionaria, ma avversate da missionari di altri ordini e causa di gravi contrasti con la Curia Romana. Chiudo la parentesi.

Nel 1750 indisse il Giubileo, durante il quale riuscì ad arrestare il degrado del Colosseo, usato da tempo come cava per l’estrazione di pietre per costruzioni, e vi fece erigere una grande croce in memoria delle migliaia di martiri cristiani uccisi; con semplicità disarmante amava, durante il Giubileo, assecondarsi alle file dei pellegrini in processione davanti alla Porta Santa. Il 18 maggio del 1751 rinnovò la condanna della Massoneria pronunciata da Clemente XII e il 13 marzo del 1752 condannò gli scritti dell’Illuminismo (per esempio, l’Esprit des lois di Montesquieu). La pubblicazione di una edizione migliorata dell’Indice (1758) preceduta da una Costituzione (1753) che prescriveva criteri più giusti e più scientifici per scegliere i libri da includere dimostra la sua caratteristica moderazione, il suo carattere conciliante. Tra gli altri meriti, la diffusione con san Leonardo della devozione alla Via Crucis e il riconoscimento e l’approvazione di due nuove importanti congregazioni religiose: i Passionisti di san Paolo della Croce e i Redentoristi di san Alfonso Maria de Liguori. Fu però molto prudente con i Gesuiti.

Scrive John Kelly nel Grande Dizionario dei Papi: «Socievole e spiritoso, con una ironia che rasentava il sarcasmo e una franchezza talvolta dannosa, Benedetto non trascurò mai gli interessi scientifici. Esperto di storia ecclesiastica, fondò non soltanto accademie per dibattiti letterari ma anche cattedre di matematica superiore, chimica e chirurgia. La sua grande comprensione per gli altri gli procurò il rispetto dei protestanti e persino dei philosophes francesi: Voltaire gli dedicò la sua tragedia Mahomet, provocando l’imbarazzo dei circoli cattolici più tradizionali».

In un’epoca quanto mai difficile per la Chiesa, a Papa Benedetto non sfuggiva il fatto che con l’assolutismo dei sovrani si affermava sempre più il principio della religione di Stato, mentre con il diffondersi dell’Illuminismo il cristianesimo rischiava una crisi di esistenza in un mondo sempre più laico e ateo. Per questo egli, durante i suoi diciotto anni di pontificato, volle e seppe apprezzare i bisogni dell’epoca e stimare i tentativi che si adoperavano per rinnovare i rapporti tra la Chiesa e la società: egli - quasi profeticamente - prevedeva i cambiamenti imminenti della modernità, guardando realisticamente al dovere della Chiesa di impegnarsi per vivere certamente secondo tradizione ma con uno sguardo nuovo le incombenti novità.
Papa Benedetto XIV è stato veramente uomo di chiesa e veramente uomo moderno.

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