PAPI NELLA STORIA

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PIO V Il vincitore di Lepanto

di Eugenio Russomanno

12/03/2012 - Antonio Ghisleri non è solo il «grande pontefice della riforma tridentina», ma anche il protagonista della storica battaglia contro la flotta turca. Un santo che ebbe al suo fianco amici come san Carlo Borromeo e san Filippo Neri

Con il Concilio di Trento (1545-1563) «il nuovo incremento della vita cattolica apparve come uno dei più stupendi fenomeni della storia della Chiesa. La rassegnazione che sembrava aver colpito il popolo cattolico, come un esercito ormai vinto e in piena ritirata, cedette lentamente il passo a un rinnovato spirito combattivo e a una coscienza che andò man mano acquistando sempre più il senso della sua vera missione. Le ferite dolorose inferte nel periodo della grande apostasia nel corpo della cristianità pian piano rimarginarono e chi era rimasto fedele all’antica fede si rallegrò per il nuovo corso della vita religiosa. La Chiesa entrò nell’epoca della “riforma cattolica” (Hubert Jedin) come un tempo di autocoscienza, da parte della chiesa, dell’ideale di vita cattolico grazie a un ampio rinnovamento interiore». Queste parole di August Franzen bene ci introducono al nostro santo papa Pio V, che è stato considerato «il grande pontefice della riforma tridentina».

Antonio Ghislieri, «unico piemontese ad essere stato elevato al soglio di Pietro in duemila anni di cristianesimo» ricorda Fabio Arduino, nacque da una povera famiglia rurale il 17 gennaio 1504 a Bosco Marengo, presso Alessandria, esercitò fin da giovane il mestiere di pecoraio e ben presto si fece domenicano con il nome di fra' Michele. Ha scritto Giovanni Paolo II nel suo “Messaggio in occasione delle celebrazioni giubilari promosse per il V centenario della nascita di San Pio V”: «La ricorrenza del V centenario della sua nascita sia motivo di benedizione per tutta la Chiesa e, in maniera speciale, per l’amata Diocesi di Alessandria, come pure per la Comunità ecclesiale del Piemonte». Il suo ottimo lavoro al servizio della Chiesa attirò l’attenzione del cardinale Gian Pietro Carafa, il quale, divenuto papa Paolo IV, lo nominò prima vescovo (1556), poi cardinale nel 1557 (quando venne chiamato a far parte del Collegio cardinalizio era conosciuto come il Cardinale Alessandrino) ed infine Inquisitore Generale di tutta la Cristianità.

Il conclave che elesse Pio V durò diciannove giorni; il novello papa deve la sua elezione (7 gennaio 1566) al cardinale di Milano Carlo Borromeo (1538-1584). Secondo Fabio Arduino, il giorno dell’incoronazione, anziché far gettare monete al popolo come consuetudine, Pio V preferì soccorrere a domicilio molti bisognosi della città di Roma; anche da papa continuò a vestire il bianco saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi e di frutta, dedicando l’intera sua giornata alla messa in pratica della regola benedettina ora et labora. «Continuando il suo sobrio stile di vita dette una impostazione molto severa alla sua corte… e con vari decreti tentò di porre rimedio ai peggiori mali dell’epoca: i contemporanei ebbero l’impressione che volesse addirittura trasformare la città in una specie di monastero» scrive John Kelly. Il suo motto da Pontefice era quello di «camminare nella verità». Si oppose nettamente al nepotismo, proibì l’alienazione di possedimenti appartenenti allo stato pontificio, fece rispettare l’obbligo di residenza ai chierici, eseguì una sistematica indagine tra gli ordini religiosi, nominò i cardinali con grande attenzione, nominò una commissione per l’esame delle nomine episcopali. In armonia con le decisioni emerse dal Concilio Tridentino, Pio V pubblicò un Catechismus Romanus (1566), una nuova edizione del Breviarum Romanum (1568) e un nuovo Missale Romanum (1570). Istituì una commissione speciale per la revisione della Vulgata. Fondò nel 1571 la Congregazione dell’Indice.

Continua il Kelly: «Adoperò ogni mezzo per promuovere le riforme tridentine in Italia cominciando egli stesso a visitare personalmente le basiliche romane; organizzò anche una commissione per visitare sistematicamente le parrocchie e costituì inoltre molti visitatori apostolici inviandoli in tutto lo stato pontificio e a Napoli. Provvide infine a far pervenire i decreti del concilio di Trento in tutto il mondo». Nell’ottobre del 1576 condannò settantanove tesi di Michele Baio (1513-1589), il precursore fiammingo del giansenismo e nello stesso anno proclamò Dottore della Chiesa il grande pensatore domenicano Tommaso d’Aquino (1225-1274), obbligando le università allo studio della Summa Theologica e facendo stampare nel 1570 un’edizione completa e accurata di tutte le opere teologiche del santo Dottore. Purtroppo gli interventi di Pio V in campo internazionale non ebbero successo, mancando di «realismo politico». Ne è un esempio eloquente il fatto che il 25 febbraio 1570 egli scomunicasse e deponesse la regina Elisabetta I (questa fu l’ultima volta che un Papa emise una sentenza di tal genere contro un monarca regnante): si trattò di un «inefficace anacronismo», che non fece che peggiorare la situazione dei sudditi inglesi cattolici.

«L’impresa più ambiziosa e meglio riuscita di Pio V fu la costituzione di una lega santa (sotto il supremo comando di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V) con Venezia e la Spagna per la lotta contro i Turchi: la flotta navale della lega affrontò quella turca nel golfo di Corinto il 7 ottobre 1571 e le inflisse a Lepanto un'importante sconfitta. Attribuendo la vittoria all’intercessione della B. V. Maria, il papa dichiarò il 7 ottobre festa di nostra Signora della vittoria - più tardi trasformata da Gregorio XIII nella festa del Rosario -», racconta John Kelly. La battaglia, che cambiò il corso della storia, durò dal mezzogiorno alle cinque del pomeriggio; Fabio Arduino ricorda che, alla stessa ora, Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente si affacciò alla finestra, rimase alcuni istanti «in estasi» con lo sguardo rivolto ad Oriente ed infine esclamò: «Non occupiamoci più di affari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria».

Morì il 1° maggio 1572 e il corpo riposa nella basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Pio V è stato veramente un grande Papa, proclamato santo dalla Chiesa, «un gigante della santità» lo ha definito il Cardinale Angelo Sodano che ha operato in sintonia con altri grandi santi del tempo come san Carlo Borromeo a Milano e san Filippo Neri a Roma; un grande Papa riformatore, la cui opera, che avrebbe poi dato frutti per molti decenni, diede una caratteristica impronta tridentina sulla intera Chiesa. La sua festa ricorre il 30 aprile.

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