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«Una delle più belle pagine della storia d'Italia»

di Paolo Perego

28/11/2016 - Sabato scorso, la Giornata nazionale della Colletta alimentare. Oltre 8.500 tonnellate di cibo raccolte dalla Val d'Aosta alla Sicilia. Uno spettacolo della carità che crisi, terremoti e alluvioni non riescono a fermare

La crisi che continua a farsi sentire nelle tasche degli italiani. E poi il terremoto, e le forti piogge dei giorni scorsi, e alluvioni in diverse regioni del Paese. Tutto questo ha portato un meno 5% rispetto a quanto raccolto l’anno scorso, fanno sapere i responsabili della Giornata nazionale della Colletta alimentare: «Soprattutto nelle grandi città. La chiamata alla solidarietà, così frequente e continua, ha talvolta limitato le risorse di chi dona». Eppure, non basta tutto questo a fermare uno spettacolo di carità che da vent’anni segna un appuntamento fisso di fine novembre in migliaia di supermercati della penisola.

Le 8.500 tonnellate di cibo raccolte durante la Colletta “numero venti”, sabato scorso, serviranno a sostenere oltre 8mila enti caritativi che operano in tutte le regioni, un aiuto concreto per più di un milione e mezzo di indigenti.

Sono questi i numeri che lasciano in secondo piano il calo delle donazioni. «La Colletta alimentare si conferma un’esperienza che coinvolge tutti», dichiara Andrea Giussani, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus: «Persone nelle più diverse situazioni personali e sociali, talvolta drammatiche». Pensa ai tanti racconti e alle testimonianze di generosità sorprendente, dalle sportine piene zeppe lasciate da chi può permetterselo al piccolo dono di chi fatica a tirare la fine del mese. E poi ci sono loro, i volontari, oltre 145mila tra famiglie, studenti, adulti, anziani, alpini, associazioni che hanno lavorato per tutta la giornata per raccogliere, inscatolare e immagazzinare omogeneizzati, scatole di legumi, riso…

Dalla Val d’Aosta alla Sicilia, passando per 24 carceri italiane, dove la Colletta si è fatta tra le sbarre. Oppure tra i terremotati a San Benedetto del Tronto, con gli sfollati di Accumoli sulla costa dalla fine di agosto. O a Tolentino, dove le scosse di fine ottobre hanno lasciato per strada migliaia di sfollati. Una di loro, Fiorella, scrive agli amici: «Sto tornando in macchina al camper, e sto piangendo. Questa giornata è finita, ho un forte mal di schiena, ma non è quello che mi fa piangere. Cosa c'è di diverso dagli altri anni? Forse che torno al camper. Ma non è neanche il non aver casa il più grande dei problemi. Mi rendo conto che forse il bisogno grande che ho dentro ora, è tornato a galla grazie alla Colletta, fino alla commozione. Grazie all'umanità che ho incontrato: Matteo che si arrabbia perché non tutti spendono "almeno 1 euro" e finito il suo turno non se ne vuole andare, mentre la mamma se lo porta via tirandolo; e la donna che mi dice di pensare a lei perché il marito è morto; o, ancora, Laura che rincorre un uomo che si commuove al suo raccontare la Colletta. “Che bisogno avrà lui?”, mi sono chiesta. È tutto uno sconvolgimento dell'umano».

Uno sconvolgimento, qualcosa che fa saltare schemi e pregiudizi. «E muri», dice ancora Giussani: «Tra gli italiani, ma anche tra persone di etnie e religioni diverse, che volevano aiutare. È stata un'occasione per educarci a rendere normale e quotidiana ogni iniziativa di accoglienza e di incontro con le persone e per fare anche i conti con il proprio desiderio di umanità».

Dopo vent’anni non si può non guardare alla Colletta come a una proposta «di un nuovo modello di convivenza», aggiunge il Presidente: «Questo è testimoniato dalle numerose richieste ricevute di proporre la Colletta in comunità religiose non cattoliche, in associazioni etniche, in scuole, case di riposo». Proprio come, da tempo, papa Francesco non smette di sottolineare. E come anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo una delegazione del Banco Alimentare ha rimarcato, dice ancora Giussani: «Ci ha detto che quello che facciamo dà speranza a cittadini troppo spesso ignari del bene, presente ma nascosto, messi di fronte a messaggi di sola sfiducia e negatività. E poi ha aggiunto che il Banco Alimentare è una delle pagine più belle della storia di questo Paese».

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