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Una Buona Scuola anche se è privata

di Giorgio Vittadini

24/02/2015 - Istituti statali e non, la questione dei docenti, i fondi stanziati per combattere la precarietà. A pochi giorni dall'uscita della proposta di legge, un approfondimento sulla svolta di cui l'Italia ha bisogno alla voce educazione

Questa settimana sono attesi i decreti attuativi del pacchetto "La Buona Scuola", con cui il governo intende "riscrivere le regole" del sistema formativo, come ha ribadito di recente il premier Matteo Renzi. Il progetto cerca di chiudere definitivamente l'annosa questione dei circa 123mila precari, obbligo imposto dall'Unione Europea, impiegando a questo scopo quasi tutti i fondi disponibili e lasciando ben poco ad altri obiettivi previsti nel piano, come la formazione degli insegnanti o l'innovazione tecnologica.

La proposta tocca anche altri punti importanti, come la carriera dei docenti legata al merito ma, nel complesso, avrebbe potuto essere più coraggiosa. Non bisogna dimenticare infatti che dalla scuola dipende chi saranno gli adulti di domani e come porteranno avanti la vita del Paese. Studi internazionali certificano che una proposta formativa di qualità dipende da: un progetto chiaro, condiviso, controllato e modificato sugli esiti della verifica; insegnanti selezionati in base alle esigenze del progetto e non con criteri burocratici; dirigenti in grado di usare le risorse in modo flessibile e di acquisirne di nuove; famiglie e studenti che partecipano in modo attivo; un potere centrale che dialoga con le scuole fissando poche regole essenziali e controllando il raggiungimento degli obiettivi.

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