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«Avere gli occhi di Marcellino»

di Emilio Bonicelli

11/11/2016 - La pellicola di Ladislao Vajda riscoperta grazie ai propri nipotini. Itaca riedita il film con il romanzo di Sánchez Silva: il racconto di una vita cambiata «per simpatia». Un bambino con dodici papà, il suo incontro con Gesù e il desiderio di servirLo

Rivedendo il film Marcellino pane e vino, diretto nei primi anni Cinquanta dal regista ungherese Ladislao Vajda e tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore spagnolo José Maria Sánchez Silva, ne ho scoperto tutta la straordinaria attualità. Il merito, devo dire, è dei miei nipotini che, durante le vacanze, lo hanno eletto a “film dell’estate”. Quando chiedevo: «Che film guardiamo questa sera?», quasi sempre rispondevano in coro: «Marcellino!». Alla fine conoscevamo tutte le battute a memoria. Con stupore ho visto che quest’opera, così vera nella sua umanità ma così scarna nella pellicola in bianco e nero, ha battuto nelle preferenze dei bambini anche i più blasonati, coloratissimi ed emozionanti film di animazione della Disney, pieni di effetti speciali. «Mi sembra necessario tentar di opporre a questo mondo di pugni, di spari, di torbidi intrighi, una narrazione semplice e pura», scriveva José Maria Sánchez Silva nell’introduzione al libro. Il regista ha rispettato in pieno questo invito, con un esito affascinante.

Il film piaceva tanto a don Luigi Giussani che ci augurava di «avere gli occhi di Marcellino», il suo sguardo. «Questo film - spiegava Giussani - è proprio l’inno alla morale cattolica che è un guardare lasciandosi attrarre» e paragonava Marcellino a Simon Pietro «che ne faceva di tutti i colori, però diceva: "Signore ti amo. Tu lo sai che ti amo"» (L. Giussani, Dal temperamento un metodo, Bur Rizzoli, Milano 2002, pag. 282). Il dvd con l’opera di Ladislao Vajda era diventato introvabile, ma è stato rieditato da Itaca, che ne ha acquistato i diritti e lo ha riportato nelle librerie insieme all’omonimo libro di José Maria Sánchez Silva.

Marcellino Pane e vino racconta, con disarmante candore, la storia di un bimbo con dodici papà (i dodici frati che lo avevano accolto come trovatello dopo la nascita e lo accudivano con amore), ma che provava un’irriducibile nostalgia della mamma, che non aveva mai visto perché morta dandolo alla luce. I bambini si immedesimano subito in Marcellino, perché il desiderio della mamma è impresso da Dio nel loro cuore, e nel cuore di ogni uomo, come segno e strada per capire che non ci facciamo da soli. Apparteniamo a un Altro che ci ha creati, ci ama e ci attende, con amore di madre. «Voglio solo vedere la mia mamma e poi anche la tua», risponde Marcellino a Gesù che, nelle ultime battute del film, chiede al bambino quale sia il suo più grande desiderio. La nostalgia della madre terrena diventa così attesa di quella celeste, amore al destino.

In un mondo che vuole ridurre la novità del cristianesimo a moralismo intimista o ad attivismo sociale, Marcellino pane e vino racconta, in modo comprensibile a tutti, quale sia la vera concezione cristiana dell’uomo e, come diceva don Giussani, la sorgente della sua moralità. Allevato ed educato dai frati, Marcellino è un bimbo allegro, instancabile nelle birichinate, disubbidiente quanto basta per far perdere la pazienza non solo al Padre superiore, ma anche a fra Pappina.

Nella sua vita però accade un fatto imprevisto e straordinario: l’incontro con la presenza viva e reale del Signore. A Gesù che lo guarda con amore dalla croce, il bambino (interpretato da Pablito Calvo, che allora aveva solo sei anni) risponde con immediata simpatia e manifesta concretamente il suo amore, senza nulla di sentimentale. Vede il Cristo emaciato e gli porta pane e vino; lo vede sofferente e gli toglie la corona di spine; pensa che abbia freddo e gli porta una coperta.

Stando con Gesù, rimanendo fedele a questo dialogo di amore col Signore, la vita di Marcellino cambia, tanto da stupire i frati che incominciano a notare in lui «uno strano modo di comportarsi». Le piccole cose che un tempo riempivano tutta la sua giornata non gli bastano più. «Non mi piace», risponde a chi gli offre una lucertola, certo di fargli il dono più gradito, ma non è più così. Nella vita del bambino c’è ora un nuovo centro affettivo. È il suo grande Amico che dalla croce scende a parlare con lui e a spiegargli il senso delle cose che veramente contano: «Come sono le mamme, e che fanno?», «Danno, danno sempre», «E che danno?», «Tutto, se stesse, la vita e la luce degli occhi ai figli, finché diventano vecchie e curve», «Anche brutte?», «Brutte no, Marcellino, le mamme non diventano mai brutte». Il Signore cambia anche il nome al suo piccolo amico, come lo cambiò a Simon Pietro durante il loro primo incontro. «Da oggi in poi tu ti chiamerai Marcellino pane e vino».

La “conversione” di Marcellino non è determinata dall’adesione volontaristica a regole o precetti morali e nemmeno dalla paura di essere sgridato. Fra Pappina, ad esempio, gli aveva proibito di salire la scala che portava alla soffitta, ma lui, appena possibile, faceva l’esatto contrario spinto dalla curiosità. Il cambiamento avviene per la simpatia, per la corrispondenza suscitata in lui da Gesù. Marcellino si sente amato e guardato in un modo nuovo. Lo sguardo di Cristo svela il bene della sua persona, nonostante tutti gli errori fatti e tutti quelli che avrebbe potuto fare in futuro. «I frati dicono che sono cattivo», spiega il bambino, poco prima protagonista di una birichinata così grande da fornire al sindaco cattivo il pretesto per far chiudere il convento. Ma Gesù, che legge nel cuore, afferma: «Tu sei un bambino buono e io ti benedico».

Come ha detto papa Francesco il 7 marzo 2015, durante l’udienza al movimento di Comunione e Liberazione: «La morale cristiana è risposta, è la risposta commossa di fronte a una misericordia sorprendente, imprevedibile, addirittura “ingiusta” secondo i criteri umani, di Uno che mi conosce, conosce i miei tradimenti e mi vuole bene lo stesso, mi stima, mi abbraccia, mi chiama di nuovo, spera in me, attende da me». La misericordia è la posizione irriducibile del Mistero di Dio di fronte alla debolezza dell’uomo. Quando con gli occhi semplici di un bambino, come accade nel film, accogliamo questo amore («Tu hai pensato a me come pensi alla tua mamma», dice Gesù) il nostro cuore inizia a cambiare e questa è la vittoria disarmata con cui il Signore vince nella storia. Questa è la vittoria di Marcellino: la testimonianza di un amore che riempie la vita sino al suo compimento, in modo così sorprendente da diventare per tutti provocazione e invito a vivere lo stesso amore.

Conosciuto l’ordine del sindaco cattivo di chiudere il convento, il Padre superiore aveva detto: «Nessuno ci può aiutare, se non Colui che può cambiare il cuore degli uomini, anche di quelli più malvagi». E questo accade. Attraverso il sì di Marcellino il Signore tocca e cambia anche il cuore del sindaco. Un uomo iroso e violento che però, alla fine del film, rinuncia ai progetti di vendetta, si gira, si toglie il cappello, in segno di umiltà, e sale con il popolo al convento per rendere grazie e mendicare perdono, di fronte all’evidenza di un bene sorprendente sbocciato nell’incontro tra Gesù e un bambino.

Per informazioni e prenotazioni: www.itacalibri.it.

José María Sánchez Silva
Marcellino Pane e Vino. Con dvd
Itaca
pp. 80 - € 18,90

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