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Antagonisti... ma non troppo

di Luca Marcora

28/10/2016 - Don Camillo e Peppone, anime di un'Italia divisa dalla Guerra fredda. Politicamente avversari, ma in realtà grandi amici. Che mostrano la possibilità di una vita condivisa, forse il reale motivo del loro successo, prima nei libri di Guareschi poi nei film

Fernandel e Gino Cervi sono rimasti nella storia del cinema principalmente per aver impersonato i due personaggi più famosi usciti dalla penna di Giovannino Guareschi: don Camillo e il sindaco comunista Peppone.

Antagonisti sul grande schermo, i due erano invece amici nella vita, tanto che nell’agosto del 1970, quando Fernandel dovette abbandonare il set di Don Camillo e i giovani d’oggi per problemi di salute, Cervi non volle proseguire la lavorazione della pellicola, che rimase poi incompiuta per la morte dell’attore francese, avvenuta pochi mesi più tardi. Ma si può davvero parlare di “antagonismo” tra questo irruente prete, che parla costantemente con il Cristo crocifisso dell’altar maggiore, e questo sindaco comunista che, però, fa battezzare i figli in chiesa?

A uno sguardo superficiale potrebbe sembrare effettivamente così: i due sono su posizioni politiche diametralmente opposte, inconciliabili, e vengono spesso allo scontro, senza risparmiarsi colpi bassi. In Don Camillo monsignore… ma non troppo, per esempio, l’amministrazione comunista ha deciso di costruire la nuova Casa del Popolo sul terreno dove sorge la cappella della Madonnina del Borghetto, che quindi dovrà essere abbattuta. Prima del comizio convocato per discutere la questione, don Camillo chiede la parola e pronuncia un discorso dove lui appare più comunista di Peppone, incassando così gli applausi di tutti i presenti e volgendo a suo favore l’interva vicenda.

Don Camillo allora è davvero un “prete bolscevico”, come lo chiamava la signora Cristina, la vecchia maestra di Brescello? In realtà, don Camillo conosce troppo bene Peppone: ne è amico, tanto da averne nostalgia quando sono lontani. Ma questo non significa che tutto quello che Peppone fa vada sempre bene: una stupidaggine resta sempre una stupidaggine. E allora gioca d’astuzia, sul suo stesso terreno. Ma soprattutto gli viene incontro per ricordargli chi sia veramente.

Lo si vede bene durante un altro comizio in piazza, in Don Camillo e l’onorevole Peppone, quando il sindaco parte con i suoi slogan comunisti contro la patria e allora don Camillo dal campanile gli suona a tutto volume La canzone del Piave: in un istante, il Peppone che aveva combattuto al fronte durante la Grande Guerra prende il sopravvento sul compagno che inneggia glorioso al socialismo e il suo discorso diventa così sincero, espressione del suo cuore. Di scene memorabili sono pieni tutti e cinque i film.

Gian Piero Brunetta, acuto osservatore dello spettatore italiano e delle sue attese di fronte al grande schermo, in una pagina del suo Cent’anni di cinema italiano spiega bene cosa suscitavano nel pubblico queste pellicole: «Ingenti masse di persone si accostano a Mondo piccolo, a Don Camillo e alle successive trascrizioni cinematografiche interpretate da Fernandel e Gino Cervi, attratte soprattutto dalla rappresentazione di una solidarietà nazionale tra le diverse componenti politiche e religiose del paesino di Brescello, desiderabile sul piano di tutta la vita italiana. I due protagonisti, don Camillo e il sindaco comunista Peppone, sono visti come facce complementari e indispensabili della stessa realtà. Peppone non è solo la faccia laica di don Camillo. I film devono parte del loro successo alla scoperta di una terza via che consente allo spettatore di osservare lo scontro ponendosi al di fuori della mischia e toccando con mano problemi della politica nazionale calati in una dimensione quotidiana e familiare. Negli anni più duri della guerra fredda, in cui le forze religiose si sentono in servizio permanente contro il pericolo del comunismo, questi film mostrano come sia possibile una coabitazione, una cooperazione tra gente che nasce nella stessa terra e si riconosce perché partecipa di una medesima cultura della civiltà rurale» (vol. 2, pp. 141-142).

La possibilità di una vita condivisa insieme: è forse questo il motivo per cui questi film sono, ancora oggi, vivi negli occhi e nel cuore degli spettatori di ogni età.

Don Camillo (IT/FR 1952) Julien Duvivier
Il ritorno di don Camillo (IT/FR 1953) di Julien Duvivier
Don Camillo e l’onorevole Peppone (IT 1955) di Carmine Gallone
Don Camillo monsignore… ma non troppo (IT 1961) di Carmine Gallone
Il compagno don Camillo (IT 1965) di Luigi Comencini
con Fernandel e Gino Cervi
DVD Mustang Entertainment


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