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In viaggio attraverso la materia

di Rodolfo Balzarotti

25/11/2016 - A Malvaglia (Canton Ticino), 90 opere dell'artista Marie-Michèle Poncet. Tra sculture, olii e vetrate, a tema c'è il tempo, che «come il fiume, scava le montagne». Ma anche la sacralità dell'arte, che ci stupisce «come la Maddalena nel giardino»

A Malvaglia, piccolo paese sulla strada del Lucomagno nel Canton Ticino, sono esposte (fino al 15 gennaio del 2017) quasi 90 opere, tra sculture, olii, carte, disegni, maquettes di monumenti e altari, vetrate, di Marie-Michèle Poncet. A ospitarle è l’Atelier Titta Ratti, che custodisce il lascito di opere scultoree dell’omonimo artista malvagliese formatosi tra Milano e Parigi nella prima metà del Novecento, e che oggi accoglie i lavori di Marie-Michèle, provenienti da diverse collezioni in Francia, in Italia e in Svizzera, in un percorso espositivo che davvero dà una misura nuova e direi “gloriosa” di questa artista parigina.

«Il tempo, come il fiume, scava le montagne» recita un appunto di Marie-Michèle che ci dà la chiave metaforica sintetica del suo modus operandi. Anzitutto, avvertendoci di come il tempo sia una dimensione costitutiva delle opere d’arte figurativa e, direi, soprattutto della scultura. I suoi lavori ci si offrono sempre come suggerimenti di percorsi nella e della materia – sia essa pietra o bronzo – mediante l’apertura di passaggi, di vuoti, di solchi e dislivelli, che ci invitano a un movimento della memoria – Souvenir si chiama una serie di suoi lavori - mai concluso, ma sempre da riprendere ricorsivamente. E dalla memoria, non solo personale ma anche collettiva, emergono molti suoi temi.

Come le sculture di soggetto biblico, esempi cospicui, a mio avviso, di un’“arte sacra” che rende giustizia ad ambedue i termini. Cito come esempio il davvero monumentale Abramo e Isacco del 2009, dove tre figure si articolano senza soluzione di continuità, in un moto che è allo stesso tempo ascensionale e laterale, come quello di un albero: su Isacco riverso si distende, quasi avventandoglisi sopra, Abramo, il cui braccio, già pronto a sferrare il colpo mortale, si trasforma nella figura dell’angelo che corona l’intero gruppo aprendolo verso l’alto. Una continuità, dunque, che non è solo plastico-formale ma anche temporale. Figura una e triplice in cui è forse implicito anche un riferimento alla Santissima Trinità.

Se la scultura di Marie-Michèle ha come modo operativo l’apertura di passaggi e di vuoti nella pesantezza e cecità della materia, la dinamica profonda della sua pittura è la ricomposizione di frammenti. Come se il suo punto di partenza fosse la nostra fondamentale condizione di schegge, di detriti, emersi da una distruzione e da una violenza – di qui la serie dei suoi grandi olii dedicati alle “città della prova”: Haiti, Kiev, Baghdad, Aleppo, Bruxelles ecc. - ma che, in quanto tali, gridano il loro anelito a una composizione.

È un dinamica che meglio si evidenza nella serie di bellissime e coloratissime carte, intitolata Attorno alla tavola. Il tableau, il “quadro”, diventa qui sinonimo di table, della tavola dove l’ordine degli oggetti che vi si dispongono non è semplice simbolo ma già messa in atto liturgica del raccogliersi in comunione attorno alla mensa. Come scrive Marie-Michèle in un’altra bellissima meditazione: «Ciò che si unisce, ciò che fa alleanza, accompagna il lungo filo della nostra storia. Ciò che si riconcilia, che si riedifica, si ricostruisce, si ritrova è quello che, in primo luogo, ci fa volgere il capo. Amo quelle promesse di consolazione sempre ricominciate, tutte quelle voci che ci fanno volgere il capo come Maria Maddalena piangente nel giardino».

Outre-Terre/Oltre terra
sculture e pitture

Fino al 15 gennaio 2017
Orari:
gio 14-19
ven-sab-dom 9-12 / 14-19
Per informazioni: 091 8701234 o 076 5826544

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