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L'urgenza di persone certe

di Jorge Maldonado

20/11/2016 - La presentazione di "Luigi Giussani. Su vida" in un piccolo paese vicino a Madrid. Un sacerdote, un politico e un conduttore radio parlano dell'educatore italiano. E una domanda domina su tutte: «La fede può rispondere anche alla morte?»

Il 19 novembre nel municipio di San Martín de la Vega, provincia di Madird, si è svolta la presentazione della biografia di don Luigi Giussani. L’incontro è stato organizzato dal parroco di San Martín de la Vega, don Jesús Manuel Úbeda, e ha visto la partecipazione di José Luis Restán, direttore editoriale della rete radiofonica Cope, e Eugenio Nasarre, presidente del Consiglio federale spagnolo del movimento europeo.

La giornata non era molto favorevole dal punto di vista climatico. Faceva freddo e si scorgeva appena la luce del sole, un "tempo da lupi". Una volta entrati, ci siamo trovati in un corridoio tappezzato di immagini della vita di Luigi Giussani. Stavo passando lentamente davanti a ciascun pannello, finché un’immagine ha catturato la mia attenzione. «Supponete di nascere,di uscire dal ventre di vostra madre all’età che avete in questo momento. Quale sarebbe il primo, l’assolutamente primo sentimento, cioè il primo fattore della reazione di fronte al reale?».

Istintivamente ho esclamato emozionato: «Che sorpresa!». Perché da quando ho trovato persone che vivono la realtà in questo modo, come qualcosa di nuovo e sorprendente, c'è stata una rivoluzione in me, ed è nato un ardente e invincibile desiderio di non censurare nulla, di essere protagonista della mia vita. In quel momento mi è venuta in mente una frase di Giussani: «L’avvenimento cristiano, vissuto nella comunione, è il fondamento dell’autentica liberazione dell’uomo». Questo avvenimento è ciò che ha fatto sì che uomini come José Luis Restán si impegnino appassionatamente per far conoscere la vita di questo sacerdote.

I due oratori ci hanno presentato la vita del prete brianzolo e il contesto socio-politico dell’epoca. Ma la presentazione si è soffermata anche sulla forma innovativa e affascinante con la quale Giussani ci introduce ad approfondire la conoscenza della nostra identità, della nostra persona, delle domande più profonde dell’uomo, vale a dire, sul suo metodo educativo.

Ma c’era una domanda che ronzava nella testa di tutti i partecipanti: la fede può dare risposta a un tragico fatto di cronaca, come la morte di una ragazzina di dodici anni per un coma etilico? La vita di don Giussani ci può aiutare a vedere le cose in un altro modo? La pertinenza della fede nella vita quotidiana, nei problemi di ogni giorno, anche nella morte di una persona amata: questa è la fede che don Giussani ci mostra. Se la fede non c’entra con la nostra realtà, si riduce a semplice ornamento: la fede viene a dare risposta al dramma umano.

Ciò che cercava quella ragazzina, in fondo, era un uomo come Giussani, un uomo che la introducesse alla verità del suo cuore, qualcuno che le spiegasse cosa cercava nell’alcol. Questa è l’urgenza che si pone nel momento attuale, che esistano persone capaci di trasmettere determinate certezze, di educare alla conoscenza del nostro “io”.

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