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CILE

Un tassello nel cammino che porta a Cristo

di Marco Sampognaro

12/01/2016 - Il 19 dicembre scorso, Alessio Cottafava e Tommaso De Carlini sono stati ordinati diaconi da monsignor Camisasca. Con loro a festeggiare nella chiesa de Los Dominicos a Santiago, gli amici del Clu, i parenti e il popolo cileno che hanno scelto di servire

Quando sono scesi nella navata della Chiesa de Los Dominicos per distribuire la comunione, Alessio e Tommaso si sono resi conto del popolo che stavano servendo.

Erano gli amici del Clu e le mamme della parrocchia; i vicini di casa e gli imprenditori della Cdo; i collaboratori della mensa per i poveri, i ragazzi accompagnati alla cresima e quelli incontrati in una scuola. Movimento, parrocchia, università, vita in seminario e missione nelle periferie di Santiago: tutto si radunava in quella fila silenziosa che riceveva il sacramento, tutto si rivelava come un tassello del cammino che li aveva condotti a quel momento.

“Quel” momento era l’ordinazione diaconale, che Alessio Cottafava e Tommaso De Carlini, della Fraternità san Carlo Borromeo, hanno ricevuto il 19 dicembre scorso, a Santiago del Cile, per imposizione delle mani di monsignor Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità e oggi vescovo di Reggio Emilia-Guastalla. Una tappa importante per la San Carlo: si tratta della prima ordinazione fuori da Roma, e avviene nel trentesimo della fondazione della Fraternità sacerdotale. Due ragioni per festeggiare: per questo, l’ordinazione del 19 dicembre è stata seguita da una grande festa il 20, nella parrocchia “Beato Pietro Bonilli” di Puente Alto, popolosa Comuna di Santiago dove la Fraternità è presente dal 2006 (recentemente le è stata affidata una seconda parrocchia nella diocesi limitrofa di San Bernardo).

Alessio, emiliano di Rio Saliceto, e Tommaso, brianzolo di Macherio, entrambi poco più che trentenni, hanno iniziato il seminario a Roma, nella casa di via Boccea, e l’hanno terminato in Cile. Nel 2009, Camisasca aveva proposto a don Martino de Carli, allora parroco a Puente Alto, di aprire a Santiago una sezione latinoamericana della Casa di Formazione di Roma.

La Casa di Formazione di Santiago nacque per accogliere le prime vocazioni latinoamericane, ma ben presto ci si accorse che poteva essere un’opportunità anche per seminaristi italiani che potessero compiere una parte (o tutto) del loro itinerario in America Latina. Oggi ospita tre seminaristi. «Sono prete da quindici anni», spiega don Martino: «Ho svolto incarichi molto diversi, ma certamente il compito di accompagnare dei giovani verso il sacerdozio, più di ogni altro, mi riempie di stupore e trepidazione. Mi trovo a essere spettatore del carattere misterioso dell’iniziativa divina e nello stesso tempo cerco di sostenere, con profondo rispetto, la libertà dell’uomo che risponde a essa e vi aderisce. Il sí definitivo di Alessio e Tommaso è anche il frutto di questa breve storia».

Alessio e Tommaso resteranno per l’anno di diaconato in Cile, a servire il popolo che li ha accompagnati all’ordinazione. Porteranno nel cuore tutti i loro volti, e le parole di don Massimo nella messa di ordinazione: «I due diaconi che oggi ordino sono stati chiamati per portare Gesù. Questa è la carità di cui il mondo ha bisogno: che esista qualcuno che porti Gesù: dando la eucaristia, spiegando la parola di Dio, soprattutto attraverso la loro vita. Oggi chiedo che Dio conceda sempre loro, nella gioia e nel dolore, una vita trasparente della presenza di Gesù».

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