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EQUIPE CLU

Un incontro che «continua a reggere»

di Francesca Capitelli

14/09/2016 - Erano 450 da 15 Paesi. Tutti universitari, arrivati in Valtournenche per quattro giornate fitte di dialoghi e momenti comuni. I temi? Testimonianza, misericordia e verifica della fede: «Ciò che che permette di costruire ponti»

«La cosa più bella di questi giorni è stata vedere Carrón proporci una strada, ma ancora di più scoprire come lui sia il primo a percorrerla». È quello che risponde Luca, studente di Economia alla Cattolica di Milano, quando gli si chiede cosa porta a casa dall’Equipe del Clu che si è appena conclusa.

Ai piedi del Cervino, al confine tra Svizzera e Italia, quattrocentocinquanta universitari di quindici Paesi diversi si sono ritrovati per condividere con don Julián Carrón tre giorni di dialogo serrato, lo stesso metodo che accompagna i ragazzi durante tutto l’anno, ogni settimana, alla Diaconia, l’incontro dei responsabili, ma aperto a tutti: il guardare insieme i fatti piccoli o grandi che accadono, le domande incalzanti per entrare nell’esperienza, una sfida continua a giudicare quello che vivono. Quelli di Cervinia sono stati giorni particolari, perché arrivati a cavallo tra agosto e settembre, tra la fine del Meeting a Rimini e l’inizio della sessione autunnale di esami. A tema la misericordia, la testimonianza e soprattutto la verifica della fede.

Ora che sono tornati a casa e la vita di tutti i giorni riprende velocemente il suo ritmo, alcuni di loro fanno un punto su quanto hanno appena vissuto. «Sono state giornate impegnative», racconta Marta, che inizia adesso l’ultimo anno della triennale di Lettere: «Carrón ci ha richiamato costantemente sul punto all’ordine del giorno». Ovvero: come la nostra esperienza ci permette di approfondire quello che abbiamo incontrato e come influisce sulle ferite del mondo, oggi?





















A questo proposito, durante l’assemblea, era intervenuto Luca, che ha raccontato del mese passato a Londra per frequentare un corso estivo di Economia. «Sono partito subito dopo la vacanza del Clu e poter fare questo tipo di esperienza dopo tutto quello che è successo, dalle elezioni in facoltà alla settimana in montagna con gli amici del movimento, è stato provvidenziale». La fatica di dover studiare anche ad agosto e la convivenza con studenti che, non solo non fanno parte del movimento, ma sono lontani da ogni tipo di vita e ideale cristiani, non sono state un’obiezione. Anzi. «Mi sono trovato addosso un desiderio di condividere tutto con questi cinque compagni che avevo conosciuto. E senza freno a mano tirato, come spesso capita quando sto con gente “nuova”».

Ma da dove nasce questo nuovo modo di stare nel mondo? «È la certezza della fede che ti permette di stare ovunque e con chiunque. Di sperimentare una vita diversa che entra in quella vecchia con una sorpresa totale», spiega ancora Luca. «È un metodo vero e valido. Che permette di costruire ponti, invece di innalzare muri». «Carrón ha insistito molto sulla certezza», continua Marta: «Così, uno può vivere fino in fondo senza dover togliere nulla di sé. Può condividere tutto con tutti, grazie a questa certezza vissuta nel profondo». A un’unica condizione, però: bisogna verificarla.





















E proprio il tema della verifica è stato il filo conduttore degli incontri che si sono susseguiti nei tre giorni: la presentazione del libro di Marta Busani sulle origini di Gioventù Studentesca, di quando il raggio si chiamava ancora, appunto, «verifica», Giorgio Vittadini, con gli occhi ancora carichi di quanto era successo la settimana prima a Rimini, ha parlato del Meeting. Da ultimo Carrón ha presentato con Alberto Savorana il suo libro, La bellezza disarmata, pubblicato l’anno scorso da Rizzoli. «Mi ha colpito quando Carrón ha detto che ha scritto questo libro per noi», continua Marta, «per porre un fondamento nuovo, che ha le radici nel metodo di Giussani, che ci mostri come sia sempre il momento giusto per gridare al mondo quello che abbiamo incontrato». Anche chi non ha da raccontare episodi eclatanti, può, nel suo piccolo, verificare quest’incontro. «Ora ho voglia di vedere se anche la mia fede regge veramente», conclude Marta.

«Di questi tre giorni mi ha colpito in particolare una cosa», racconta Carlo, prossimo alla laurea in Design della comunicazione: «Che nonostante i nostri schemi vengano scompaginati di continuo, c’è qualcosa che ci fa essere pienamente noi stessi ovunque andiamo. Mentre venivo su, ho ricevuto una chiamata dal mio futuro datore di lavoro che mi ha detto che non mi avrebbe più preso per il tirocinio. E questo ha mandato all’aria tutti i miei piani. Ma guardando a come altri stavano davanti a situazioni simili, all’estero come in ospedale con i pazienti, sono rimasto impressionato da come l’esperienza può influire sulla vita. E sono ripartito». Tra un centinaio di mail e curricula inviati in giro per il mondo e un dialogo privato con don Carrón: «Ho visto che la realtà è la verifica della fede». Ma questa potrebbe sembrare solo una frase. «Invece lì a Cervinia c’erano persone che vivevano così e si scoprivano pienamente uomini».

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