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«Tre giorni tutti per me»

18/04/2017 - Accompagnare per anni i ragazzi al Triduo Pasqua e scoprirlo "nuovo" a sessantasei anni. Un professore racconta la sua Rimini coi ragazzi di GS. E il contraccolpo della Via Crucis...

Quest'anno ho sentito molto pertinente a me il titolo del Triduo pasquale di GS: "Non ho mai visto nulla di simile!". Una scossa ad una persona come me, che di tridui ne ha vissuti tanti e che ogni volta arriva a Rimini portandosi dietro una somma di notizie che anticipano quello che accade e lo rendono scontato.

Anche quest'anno, un anno in più mi è pesato addosso. È stata la mia croce, che ha trovato tanti giovani a sollevarla e metterla sulle loro spalle così che io potessi camminare più libero e spedito. Questa è l'esperienza che ho fatto quest'anno: i giudizi che dava don Pigi erano per me, la Via Crucis era il cammino che Cristo ha segnato e segna per me, la prontezza a seguire dei giovani era una sfida a me, quanto ha testimoniato Giorgio era una provocazione a me affinché prendessi in mano la mia vita.

Così il Triduo non è stato qualcosa di scontato, qualcosa che sapevo già, ma una sfida rivolta a me, a prendere sul serio le domande che la realtà e ciò che mi accade continuano ad insinuare dentro il mio quotidiano spingendolo ad essere all'altezza del mio desiderio più vero. È stato un Triduo dove ciò che ho visto, un'umanità ferita ma tesa a cercare un abbraccio, l'ho sentito quanto mai legato a me. Ad una certa età pensi di aver raggiunto un equilibrio e così pensi di aver anestetizzato le tue ferite. Poi ti trovi a camminare dietro la Croce con dei giovani che sono anche loro segnati da tante ferite e più gravi delle tue, ma vedi che loro camminano e che non hanno come orizzonte le ferite. Camminano con tutte le loro energie dietro l'uomo che porta il nostro male e la nostra domanda.

È stato un contraccolpo: ho capito l'insensatezza del mio equilibrio e che nella freschezza di questi giovani, nella profondità del loro sguardo vi era una speranza anche per me. Ho cominciato a camminare a fianco a loro, ho sentito di più il dolore delle mie ferite, ma anche che Lui è morto e risorto per me, che vi è una possibilità di vivere una pienezza che è di più dell'equilibrio.

Così, questo Triduo, me lo sono gustato. Tre giorni per me, anche se di anni non ne ho sedici, ma sessantasei.

Gianni (Abbiategrasso)

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