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Il segreto di Anna

31/05/2016 - L'ultima lezione che conclude un percorso di cinque anni. Non la fine delle fatiche universitarie, ma la possibilità di «riconoscersi bella» nonostante i limiti. Perché diventare grandi non vuol dire essere perfetti. Una ragazza scrive ai compagni

Cari amici, vi scrivo due righe perchè oggi ero in aula per l'ultima lezione del nostro percorso e mi è venuta voglia di svelarvi alcuni segreti. Volevo raccontarvi cosa ho scoperto di me, quali assurde verità, in questi anni, erano davanti ai miei occhi senza che io avessi le capacità per riconoscerle. Ho passato tutta la vita a sentirmi inadeguata, a guardarmi per i difetti che avevo e che continuo ad avere e a pensare che in fondo Dio si fosse sbagliato nel darmi doti che, oggi come oggi, non servono poi a molto. Questo mi ha portato non solo a non accettarmi ma a nascondermi, a nascondere tutta quella parte di me imperfetta e fragile che non volevo vedere e mostrare. Spesso tutto questo mi ha anche impedito di mettermi in gioco. Non so se vi è mai capitato di desiderare tantissimo di esserci, di partecipare completamente ad una situazione, ma di rimanere paralizzati dai vostri limiti, dalla paura che i vostri limiti possano frenarvi.

Io questa dinamica la vivo spesso: mi capita quando incontro persone nuove, quando mi trovo davanti ad esperienze mai fatte, quando devo confrontarmi con situazioni in cui so di non poter apparire al meglio. Sono entrata in università piccola e spaventata pur tentando di mostrarmi sempre forte e saggia. Oggi, dopo cinque anni di cammino, sono però costretta a guardarmi allo specchio e a riconoscermi bella; nella mia testa ronzano nuove conoscenze, le mie mani si fanno strumento di competenze che prima non possedevo, nel mio viso leggo una bellezza che non è quella della perfezione ma quella di chi ha imparato a sorridere notando le piccole cose belle che caratterizzano anche le giornate uggiose, nel mio cuore sento la forza ed il coraggio di potermi mostrare decisa e determinata, ma anche debole e fragile. La realtà e le persone che con me l'hanno vissuta, specialmente in questi ultimi cinque anni, mi hanno costretta a vedere come i miei difetti costituiscono proprio quella cifra umana che mi rende tanto speciale e a capire che Dio mi ha voluta nell'unico modo in cui io potevo essere "davvero io". Il timore reverenziale nei confronti del mondo forse non mi abbandonerà mai, ma oggi non ho più il terrore di questa paura e non ho timore nel mostrarla e nel parlarne con a voi.

Questa volta non voglio ringraziare tutti. Ringrazio coloro che hanno preso sul serio la sfida che ci siamo lanciati all'inizio di questo ultimo anno insieme: ringrazio chi si è messo in gioco nelle circostanze, chi ha dato volto a questa mia esperienza universitaria proponendosi e sfidandosi nelle situazioni più diverse e poi ringrazio quelle persone che, in alcuni indimenticabili momenti, hanno sfidato me, ricordandomi che nessuna difficoltà, nessuna fatica, può limitare il nostro desiderio di cose grandi, belle e vere. Oggi mi sento grande non perché sia perfetta, ma proprio perchè sono imperfetta e non ho paura di esserlo.

Grazie per avermi aiutato a stare ben attaccata alla realtà. Per il futuro ho solo una raccomandazione: assaporiamoci ogni giorno la vita! Vi voglio bene!

Anna, Genova

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