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«Non mi resta che seguirlo»

05/10/2016 - La biografia di don Giussani in spagnolo arriva a Chiclayo, dove una piccola comunità si mobilita per l'organizzazione dell'evento. Tra inviti e volantinaggi per la città, oltre la presentazione di un libro, il racconto di «un'esperienza nuova»

La fine. Giovedì 1 settembre è stata una giornata normale a Chiclayo. Come ce ne sono tante, d’inverno, da queste parti. Ma, a fine serata, qualcosa non era più così normale, c’era qualcosa di speciale. Quella sera facevo il portiere al Seminario mayor “Santo Toribio de Mogrovejo”, per dare indicazioni a chi arrivava per la presentazione di Luigi Giussani. Su vida. Anche se quello disorientato, alla fine, ero io.

La mia ingenuità. Entrando, mi sono seduto in una delle ultime file per ascoltare i relatori; ma senza poter fare attenzione più di tanto, visto che avevo un compito da svolgere. Tutto è cominciato come da programma. E così, la bellezza delle parole del professor Martín Cabrejos, docente di Storia all’Università cattolica “Santo Toribio”, il primo a intervenire, mi ha aperto nuovi orizzonti: «Anche se non ho finito di leggere il libro, posso dire che la vita di Giussani ha avuto su di me un impatto così forte, che non mi resta altro da fare che seguirlo». Subito mi è nata una domanda: ma che uomo è stato don Luigi Giussani?
La mia superbia. Ha parlato, poi, il professor Luis Rivas, cattolico: un uomo che vive con ragioni per le quali morirebbe senza esitazioni. A sorpresa, ha iniziato un discorso a braccio. La sua voce roca e la postura in tensione mi hanno fatto pensare che sarei rapidamente caduto nelle braccia di Morfeo, ma dopo le prime frasi ero ancora molto attento: un’apertura umile e un collegamento diretto con il tema centrale sono bastati a sottrarre a noi lì presenti trentadue minuti della nostra vita per raccontarci aneddoti su di lui e don Giussani.

L’incontro. Infine, ha preso la parola il professor Paolo Bidinost, ordinario di Economia all’Università cattolica di Lima. Paradossalmente, lui, uomo di scienza, una vita dedicata alla cultura, ha voluto trasmetterci un’idea semplice e chiara del sacerdote italiano: l’importanza dell’incontro, del dialogo, dell’amore per l’altro, del «coprire Cristo con il mantello dell’amicizia», senza compromessi né obblighi, in totale libertà, perché: «Che cos’è l’uomo se non un essere in dialogo?» – domanderebbe il filosofo Martin Buber, e don Giussani risponderebbe: «Chi sei tu, uomo? Vieni, parliamone». Bidinost, allievo del fondatore di CL, ha cercato di presentarci una persona meravigliosa, qualcuno che riempie di speranza il mondo, qualcuno che può dare un senso alla vita mostrando il senso della sua. Qualcuno che fa nascere la domanda, che suscita l’inquietudine dell’anima, il conflitto del cuore. E di questo mi sono reso conto: avevo più chiaro il conflitto che rendeva muto il mio cuore.

L’inizio. Ciò a cui ho assitito quella sera non è stata la presentazione di un libro, ma un incontro. Credo che chi di noi sia entrato con il cuore disposto ad ascoltare, si è trovato davanti a un saluto unico, amabile e pieno di comprensione: il saluto di don Giussani. Credo che chi di noi sia stato lì abbia potuto percepire una presenza irripetibile, difficile per chi è distratto dai rumori della vita, per chi ha il cuore cieco. E forse la cerimonia avrebbe dovuto concludersi con un ringraziamento a Dio per questo incontro. Alzandomi dalla poltroncina, mi sono fermato e ho immediatamente capito che non potevo stare seduto un minuto di più, perché niente era uguale a prima: stava cominciando una vita speciale.

Alvaro, Chiclayo (Perù)


Da quando ho accolto la sfida di presentare il libro Luigi Giussani. Su vida, tutto per me ha rappresentato un’esperienza nuova. È stato un impegno difficile, ma allo stesso tempo pieno di gioia. Soprattutto, mi sono sentita contagiata da mio marito che, nonostante la stanchezza del lavoro, distribuiva inviti per tutta Chiclayo, e lo faceva con entusiasmo.

All’inizio ero convinta che si desse da fare per dimostrare agli altri che don Giussani era una persona “diversa”, semplice, che ha dato tutto per aiutare uomini e donne a crescere nella fede. Ma alla fine sono stata io quella che ha ricevuto di più, perché continuo a scoprire come Lui si manifesta in ogni circostanza e in ogni momento. Ascoltando i relatori mentre raccontavano dell’impatto che il libro aveva provocato in loro, ho potuto guardare alla mia storia e riscoprire ciò che Dio ha fatto per me.

Nella città di Chiclayo, il movimento di Comunione e Liberazione è poco conosciuto, come la vita del suo fondatore. La presentazione ci ha permesso di raggiungere molte persone per mostrare che esiste un carisma all’interno della Chiesa che va incontro a tutti, credenti e non credenti, per comunicare l’avvenimento di Dio nella vita dell’uomo.

Le presentazioni del libro sono state due, la prima al Seminario mayor “Santo Toribio de Mogrovejo” e la seconda all’omonima Università, e a entrambe hanno assistito più di cento persone, insieme a monsignor Robert Prevost OSA, vescovo della diocesi di Chiclayo e a monsignor Jesús Moliné Labarta, vescovo emerito. Senza ombra di dubbio, chi c’era ha potuto conoscere e farsi provocare dalla vita di un sacerdote che, non solo nel suo tempo, indicava un cammino per verificare se ciò che affermava fosse la verità, ma che undici anni dopo la scomparsa continua ad aiutare molti uomini a volgere il loro sguardo a Lui.

Jenny, Chiclayo (Perù)

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